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Roma, 1934: l’Italia, profeta in patria, conquista il suo primo titolo mondiale

13/01/2018

Roma, 1934: l’Italia, profeta in patria, conquista il suo primo titolo mondiale

Dopo il successo ottenuto dalla manifestazione tenutasi in Uruguay nel 1930, la Fifa decise che per la seconda edizione del mondiale di calcio la competizione dovesse tornare nel vecchio continente. Sede scelta per la rassegna fu l’Italia, che sconfisse la concorrenza della Svezia. L'organizzazione del campionato fu piuttosto accurata e vennero scelte come sedi per le partite ben otto città, tra cui Napoli, un dato molto significativo se si pensa che per la prima edizione in Uruguay, i match vennero disputati in diversi impianti, ma tutti ubicati nella capitale Montevideo. Molte nazionali si iscrissero al mondiale, addirittura 32 a fronte di soli 16 posti disponibili, e per questa ragione fu necessario disputare per la prima volta le qualificazioni. Tra gli iscritti mancò però l’Uruguay, probabilmente in risposta alle tante defezioni delle squadre europee registrate quattro anni prima, mentre si videro per la prima volta squadre africane come l’Egitto (che si qualificò) e mediorientali come la Turchia (poi ritiratasi) ed il Mandato di Palestina, vecchio protettorato britannico ora diviso in più stati.

Dal Sudamerica arrivarono direttamente il Brasile e l’Argentina grazie ai ritiri di Perù e Cile mentre, a causa di una serie di ritardi nella disputa del match decisivo, Messico ed USA si giocarono l’ultimo posto disponibile direttamente a Roma tre giorni prima dell’inizio della rassegna, con vittoria finale degli yankee. Persino l’Italia, unico caso della storia per i paesi ospitanti, fu costretta a giocarsi la qualificazione in uno scontro diretto con la Grecia, ma gli uomini di mister Pozzo riuscirono a superare gli ellenici per 4-0 senza troppi affanni. La rassegna si aprì il 27 maggio con un formato diverso rispetto a quanto visto 4 anni prima: fu abbandonata la formula con i gironi all’italiana e vennero introdotti gli scontri ad eliminazione diretta partendo dagli ottavi di finale, con l’introduzione della finalina per il terzo ed il quarto posto tra gli sconfitti delle semifinali.

Dagli ottavi vennero fuori alcuni risultati a sorpresa, come l’eliminazione del Brasile (ad opera della Spagna) e dell’Argentina (per mano della Svezia). L’uscita dell’Egitto dopo la sconfitta con l’Ungheria e la vittoria dell’Italia per 7-1 sugli USA ridussero già dal primo turno la competizione ad un affare tra compagini europee. I quarti videro l’uscita dell’Austria per mano dell’Ungheria in uno scontro tra stelle del “calcio danubiano”, mentre la Germania ebbe la meglio sulla Svezia e la Cecoslovacchia batté la Svizzera.

L’Italia, non essendo previsti i rigori, dovette fare ricorso alla ripetizione della partita per sconfiggere la Spagna dopo l’uno a uno maturato alla fine dei supplementari. Una rete di Meazza nei primi minuti del secondo match fu sufficiente agli azzurri per approdare in semifinale, dove sconfissero l’Austria grazie ad un gol dell’oriundo Guaita. In finale, i ragazzi di Pozzo trovarono una tonica Cecoslovacchia, che aveva eliminato nel turno precedente la Germania (poi terza). La sfida finale si giocò a Roma nel pomeriggio del 10 giugno, davanti ad uno stadio gremito di gente. L’Italia, forse frenata dalla troppa emozione, subì le offensive avversarie per gran parte del match, finendo anche in svantaggio al minuto 71 per un gol segnato dal cecoslovacco Puc. A quel punto fu Pozzo a farsi carico della situazione, modificando l’assetto tattico della squadra (le sostituzioni non erano consentite) e piazzandosi, secondo la leggenda, dietro la porta avversaria per incitare i suoi.

Comunque andarono le cose, alla fine l’Italia ottenne il pareggio con Orsi a dieci minuti dalla fine e poi, nei supplementari, arrivò il gol vittoria di Schiavio, che consegnò agli azzurri il primo titolo mondiale della loro storia. Di quella squadra restarono nella storia il grande Meazza, stella di prima grandezza nel panorama calcistico internazionale, la mezzala Ferrari, i difensori Allemandi e Monzeglio, il portiere Combi ed i tanti oriundi, tra i quali merita una menzione Luisito Monti, unico calciatore nella storia ad aver disputato due finali con due nazionali diverse, essendo già sceso in campo con la maglia argentina nella finalissima persa dall’albiceleste a Montevideo nel ’30. Per l’Italia il titolo conquistato in casa fu l’inizio di un periodo d’oro che continuò coi successi alle olimpiadi del ’36 ed il bis mondiale in Francia nel ’38, prima che la grande guerra stoppasse per un lungo periodo il calcio internazionale.

Francesco De Giorgi
 

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